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Marhaba Un camminare ozioso mi porta fra vicoli del cuor del mio paese; reticolo di vene ove ombre di muffa tracciano l’abbandono. Fra quelle strette viuzze, m’accoglie un mormorio, un recitar di sure e una briosa musica di tamburelli e liuti. Sussulto a una vocina marhaba, marhaba! seguita prontamente da un graziosetto "ciao!". Sorpreso, "ciao!" rispondo a un visetto di bimba velato dalla hijab, e a una allegra manina che escono dall’ombra. "Ciao!"ripeto, muovendo a mia volta la mano, sorridendo al pensiero, che se non fossi lì non mi parrebbe vero, che quei muri derelitti da gente mantovana, oggidì risuonino, fra infantili sorrisi, d’islamiche preghiere. |
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E cominciamo.. bene, direi!:-) Una poesia che ha certo la struttura di una poesia, ma per me ha in sé il seme di un racconto narrato e narrativo. So, ovviamente chi è l'autore, ma la cosa, lo ribadisco, non mi crea alcun imbarazzo perché coem faccio sempre anche con ciò che.. scrivo io, mi dimentico, chi sia la penna e mi concentro sull'opera... di questo, anche in tema di Biblio, riparleremo, ma era per ricordare questo mio modo di fare ed agire, visto che per questa volta sono io a pubblicare. lo dico anche per chi magari se lo fosse scordato, così non ci sono equivoci. Bene, entrando nel merito della lirica, devo dire che, qui e là la trovo un filo zoppicante, non certo (siano i poeti veri adirlo, questo;-) sotto l'aspetto diciamo tecnico e strutturale, cosa di cui nulla capisco e dico, ma nella mia personale lettura, che è dunque cosa personalissima (io leggo sempre ad alta voce, non dimentichiamolo). Ne ho inteso perfettamente il senso, e devo dire che è ben scritta, ma insomma.,. avrebbe avuto forse maggiore respiro in una scorribanda narrativa di prosa che nella via angusta, per quanto ben illuminata della poesia. Parere personalissimo, sempre come al solito. Per il senso invece del contenuto (a parte che secondo me Jihab va declinato al maschile e non al femminile. Sarà forse un francesismo, nin zo) , devo dire che racconta in estremo sunto un fenomeno importante che secondo me potrebbe essere ben sostenuto da un bella chata. Complimenti! Andy |
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Poesia in versi sciolti, dove ad esclusione di uno, gli altri sono tutti settenari. Per questo, a differenza di Andy, non trovo che da un punto di vista poetico la stessa zoppichi formalmente. Recitandola anche io ad alta voce, avverto che è un po' meno musicale solo in questa parte: reticolo di vene ove ombre di muffa tracciano l’abbandono. Guarda caso dove è inserito l'unico senario, che credo sia dovuto a una distrazione dell'autore/autrice. Dalla/dallo Jihab, peccato veniale per chi non conosce l'arabo. Correggibile! Mi pare che sia a tema e che l'argomento trattato, sia di grande attualità, il tutto me la rende gradita. |
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È vero che i poeti veri sanno... Io no! Ahah! Impressione mia, come detto. Poi la piccolezza di genere è facilissima da sistemare... Per me l'arabo poi è.. Arabo, figurarsi! Ahah! Grazie AL delle precisazioni... Ottimo! Andy |
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Di questa poesia, che mi arriva più come proesia - una fusione tra prosa e poesia - mi piace l'atmosfera che trasmette. Le immagini rendono una commistione genuina e piacevole, tra culture diverse, nella vita quotidiana. Un buon lavoro, per me. |
| Bellissima poesia che parla dell'incontro tra due culture diverse. Sembra quasi poter camminare passo passo in quei vicoli così finemente descritti "...vicoli del cuor nel mio paese ... ove ombre di muffa tracciano l’abbandono" che sanno dare alla poesia forma di dipinto. Poi l'incontro con una bimba e il suo mondo, intriso di tenerezza che con quel "ciao" si affaccia in un futuro di speranza . |
| L'incontro con la bimba araba, e con il gruppo che recita le sure in una stretta viuzza di paese, con i muri vetusti ricoperti di muffa", è ambientato chiaramente in un paese del Mantovano, in una regione dove "l'invasione" dei musulmani, come apprendiamo dai giornali, desta notevole preoccupazione. Ma qui l'Autore ci apre uno spiraglio di ottimismo, attraverso l'innocente e spontaneo "ciao" di una bambina. Un saluto e un sorriso non solo tra una bambina e un adulto, ma anche tra due adulti di etnìa e tradizioni diverse, aprirebbero veramente la strada alla comprensione reciproca: fosse sempre così, non sorgerebbero conflitti sulla presenza di un presepio in una scuola, o sulla costruzione di una moschea accanto ad una chiesa, ma le diverse tradizioni potrebbero veramente convivere. |
| Un piccolo racconto che ti trasporta dentro ma non fino in fondo una nota fredda ho avvertito che non mi ha convinto🤔 |
| Gradevole. Dobbiamo essere preparati a convivere con gli altri a prescindere dai pregiudizi. |
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Una bella poesia scritta in versi sciolti che invita alla riflessione... Sin da bambini è necessario, visto che viviamo in un mondo globale, accettare e essere accettati per quello che siamo, sopratutto per la religione e la cultura. Accettare significa essere tolleranti, ma non sovverchianti, ognuno con il proprio credo e cultura e vivere serenamente le nostre vite. |