• Racconto n°5: Bondel
  • Accedi
    Reimposta password

  • Registrati

  • Accedi tramite    

    • Condividi questa pagina
  • Ultime discussioni
  • Loading...
  • ForumFree
    • Cerca utenti
    • Crea forum
    • Top Forum
  • Categorie
    • Current affairs, politics and institutions
    • Books and writing
    • History, archeology and social sciences
  • Sviluppato da Klo e El Gringo 89
  • Disc. attive
  • Accedi
  • Registrati
Hai notifiche non lette!
  • Racconto n°5: Bondel Concorso di Narrativa di Febbraio/Marzo
    Torna alla sezione
  • storiedicarta Administrator
    BONDEL

    Guanghzou sembra soffrire del tepore di una giornata che sta morendo. Anche il traffico che per tutto il giorno ha intasato le strade, ha un po’ rallentato il suo respiro. Forse è il caldo, l’umidità che ti bagna dentro, quasi sotto pelle.
    È una Cina strana quella che mi appare. Ci vedo tanta contraddizione in questo costruire giganti di acciaio trasparente. Penso alla donna seduta all’angolo di una strada dietro a una macchina da cucire a pedali, tre o quattro anziani in fila, la barba lunga e gli abiti dismessi, in attesa per una riparazione di fretta: un bottone, una cerniera o l’orlo di un pantalone. Il muro di quella casa è un groviglio di fili, di cavi attorcigliati, di scatole di derivazione arrugginite, di matasse appese. E mi chiedo cosa potrebbe succedere se un acquazzone colpisse quel pezzo di muro.
    Ho mezz’ora di tempo prima dell’appuntamento. Salgo al 24° piano per gustarmi il panorama. C’è una leggera foschia ma lo spettacolo è fantastico. I grattacieli si allungano verso l’alto con i loro scintillii, sembrano torri di cristallo anonime, fredde, senza vita. Invece racchiudono migliaia di storie, avventure, tragedie, ognuna con risvolti diversi. Ai loro piedi la città pulsa di luci in movimento, come un serpente tecnologico che struscia le sue squame e lascia solchi colorati che si perdono in mille direzioni.


    Scendiamo dai taxi di fronte al ristorante. Siamo in otto. C’è anche una ragazza cinese invitata dall’agente che ci fa da guida. È molto carina, esile, elegante. Indossa un gilet argentato, camicia rossa e un paio di pantaloni neri aderenti. Ha un nome che stupisce e incuriosisce: Bondel.
    Stringo la sua mano. Ha dita sottili, delicate, fredde.
    La doppia fila di vasche piene d’acqua mi mette i brividi. Basta scegliere, indicare con il dito la vittima designata e cernie, aragoste, sogliole, granchi, ma anche germani, piccioni, serpenti, locuste, bachi, scarafaggi, vengono presi, cucinati e serviti.
    Il tavolo è grande, rotondo. Ci sistemiamo attorno senza un ordine preciso. Lei, la cinesina, mi sta proprio di fronte. Risponde alle domande dell’agente con un inglese stentato che per me è incomprensibile quanto il cinese. Mantiene un atteggiamento pacato e accorto, una forma smodata di timidezza, quasi temesse di apparire scortese. Quando però parla con la ragazza che prende le ordinazioni sembra assumere un certo distacco, anche il tono è un poco alterato, come volesse far valere il peso del suo essere cliente.
    La osservo con più attenzione. Ha la pelle molto chiara, poco trucco, gli occhi che sembrano tagliati con un bisturi, neri e lucenti. Labbra sensuali, denti bianchi, leggermente in fuori. Penso che potrebbe piacermi, anzi, la trovo bella, seducente. Mi chiedo se da un semplice incontro possa nascere qualcosa di magico e come potrebbe essere un’avventura senza avere la possibilità di parlarsi, di ascoltarsi e di capirsi. Basterebbero i gesti, le occhiate, le carezze?
    Incontro il suo sguardo. È una stilettata che mi obbliga a voltare la testa da un’altra parte. Provo un certo imbarazzo, sento le guance infiammarsi. Cerco distrazioni nell’argomento che sta focalizzando il tavolo: scarafaggi in umido. Riesco ad essere indifferente il tempo di una risata, poi i pensieri, quasi spinti a forza da un’inconsapevole attrazione, parlano ancora di lei.
    È già un chiodo fisso.
    Il cristallo su cui vengono appoggiate le portate gira e si ferma davanti a ogni commensale. Non riesco a mangiare se non piccoli assaggi che non possono certo saziarmi. La mia riluttanza per il cibo rimane inalterata.
    Alzo la testa, la guardo di nuovo. Lei sta succhiando la chele di un granchio. Quando allunga la mano per prendere il bicchiere mi fissa. Resto sorpreso e affascinato nel suo emisfero, immobile e confuso. Non sono sicuro ma mi sembra di aver notato un sorriso. O era una smorfia. Eppure non guarda nessuno con la stessa insistenza, sembra non aver altre preferenze a cui regalare occhiate di pari intensità.
    Il locale è pieno di gente, per lo più giovani che parlano a voce alta, bevono birra e maneggiano le bacchette infilandole in scodelle colme di spaghetti. Almeno questa è l’impressione che ho del contenuto di quelle scodelle.
    Resto impantanato nei suoi occhi un’altra volta.
    Ed è uno sguardo strano, insistente, più intenso e carico di sottintesi da interpretare. Potrei passarci le ore in quegli occhi, potrei parlarci, stare lì ad aspettare il passaggio dei suoi sogni, delle sue voglie, delle sue debolezze e rubargli la luce, il calore, il profumo di mistero che vi si annida. Ho la certezza di entrare in un gioco pericoloso, un gioco che poco a poco diventa sfida, corteggiamento, provocazione.
    Ed è già una malattia.
    Qualcuno ha notato quelle schermaglie e ci scherza sopra. Provoca. Non so cosa dire, come reagire. Ho la testa piena di pensieri. Nessuno risolutivo. Continuo a chiedermi se ci può essere un seguito, se può nascere una storia. Ma quale storia?
    Lei pare gradire le attenzioni dell’agente che le siede accanto. Ride con disinvoltura, si lascia sfiorare la mano. Ogni tanto però mi cerca con gli occhi, mi fissa, mi punge, mi lascia, torna a guardarmi. Rimango estasiato. Ho la netta sensazione che voglia mandarmi un messaggio, una specie di invito a propormi.
    Gli altri continuano a fare battute, a ridere, a simulare serenate con il braccio alzato, allargato e la mano a stringere un archetto invisibile, su e giù nell’aria, come un violinista di un’orchestra.
    Sorrido e la cerco alzando la testa. E quasi con la complicità di un intendimento telepatico, lei apre i suoi occhi sul mio mondo e mi ruba i pensieri e la voglia che ho di sentirmela addosso.


    Ci alziamo dal tavolo che è mezzanotte passata. Sul marciapiede ci scambiamo le solite quattro chiacchiere in attesa dei taxi. Mentre il fumo delle sigarette forma nuvolette grigio azzurre nell’aria umida e calda, lei si avvicina, mi prende sotto braccio, mi trascina via. Urla qualcosa all’agente che ride e alza la mano in segno d’intesa. Ci allontaniamo. Sono indeciso. Ho una mezza voglia di staccarmi e tornare indietro. Invece rimango lì, con lei che mi stringe il braccio.
    Saliamo sul primo taxi di passaggio.
    Lei mi si è seduta contro. Sento il contatto diretto delle gambe, dell’anca, del braccio. Parla al conducente. Ordini secchi, decisi, senza replica.
    La città è un luccichio che arriva in cielo. Tutto sembra disegnato dal tratto di un fumettista: i miei pensieri, la sua voce, la strada che scivola via in un percorso tortuoso che sembra allontanarsi dalla luce e dalla vita, diventa periferico, sconosciuto e silenzioso.
    Qua e là scorgo uomini con la schiena appoggiata ai muri delle case. Sono immobili nel loro innaturale equilibrio. Non riesco a capire se stanno fumando, parlando, aspettando. Altri, in divisa, stanno seduti su sgabelli di legno, hanno l’aria annoiata. Difficile intuire cosa stiano controllando, forse la strada, l’ingresso di un albergo, un pezzo di marciapiede.
    Ho il cuore che impazzisce dentro e mi assale il timore che lei percepisca il mio disagio. La guardo e la penombra che ci avvolge mi svela solo il suo profilo leggero, dolce, intrigante come la magia di una visione.
    Mi chiedo cosa ci faccio su quel taxi con una ragazza che avrà vent’anni meno di me, che parla una lingua incomprensibile e illeggibile, in una città caotica di un paese sconosciuto. Non mi sento in pericolo, solo un po’ fuori posto, come se fossi caduto nella più stupida delle trappole da manuale di adescamento.
    E come se lei intuisse i miei pensieri, mi guarda, sorride, sposta il braccio e posa la mano sulla mia. È un brivido. Il catalizzatore funziona e la reazione è immediata. Le dita si intrecciano, si stringono un poco, poi la stretta diventa forte, nervosa, calda.
    Adesso non m’importa più di nulla. Godo l’intimità di quel gesto come la garanzia di una promessa che non ha altre mire se non l’illusione di un reciproco desiderio. Torno a guardarla e i nostri occhi si rincorrono in mille altri cieli, in una dimensione che è già voglia di osare, di provare, di lasciarsi prendere da quella che capisco essere un’irragionevole follia.


    Il palazzo è una costruzione di sette piani. Non ci sono balconi ma finestre con le grate di ferro. È buio pesto. Attraversiamo un cortile di terra e di pietre e un mare di cose ammassate. Saliamo le scale fino al secondo piano. Percorriamo un lungo corridoio che sa di olio e di cera bruciata. Apre una porta verniciata di verde. Spinge il battente, mi fa segno di entrare.
    Ho la gola secca, mi gira la testa. Lei chiude la porta. Restiamo quasi al buio. Mi guardo attorno senza rendermi conto di quello che mi circonda. Intravedo una coperta distesa, un tavolo, una finestra nascosta da una tenda arrotolata. Sento che si sfila il gilet argentato. Mi si avvicina, si fa contro, mi cinge la schiena con le braccia, solleva la testa e io sono già chinato a cercare la sua guancia, il collo, la bocca.
    Ho il petto scosso dai battiti di un cuore tumultuoso. Il bacio è leggero, delicato, di labbra. Respiro il suo profumo, l’alito di un bambino. Non ho tempo di pensare, sento le sue mani forzarmi i fianchi e il suo corpo aderire completamente. Lecco la sua bocca e il gioco diventa passione, frenesia, godimento.
    Si stacca. Mi scivola via. Accende due candele che inondano la stanza di una luce soffusa e di un profumo che sa d’incenso e di erba strappata. Si spoglia e mi spoglio. È magra. Magrissima. Si distende su un letto che non ha sponde né testiera e il suo viso ha l’espressione più invitante ch’io abbia mai visto.
    L’accarezzo, la guardo, la bacio. Tiene gli occhi chiusi, la testa piegata indietro affondata nel cuscino, il collo offerto. Ha un gemito lieve, quasi di sofferenza. Mi eccita e sconvolge.
    Il tempo di scorgere un drago tatuato lungo tutta la schiena ed è sopra di me, io dentro di lei. Si muove lentamente. Mi parla. Mi parla in cinese e la sua voce è un suono dolce e caldo che riempie il silenzio della stanza. Ed è strano come la durezza di una lingua sconosciuta acquisti la delicatezza di una carezza, mi entra dentro come un soffio d’aria fresca in una notte d’afa e di arsura.
    Avverto anche la sensazione di percepire il senso del suo dire. Ed è come un invito formale a rispondere, a partecipare. Mi rendo conto di sussurrare qualcosa e poi parlare a voce alta, inconsciamente, di accompagnare le sue parole e le nostre voci si sovrappongono, si fondono, diventano un gioco melodioso, intenso e voluttuoso.
    Mi schiaccia il petto con le mani aperte. Si muove con più rabbia, arcuando la schiena, forzando sulle gambe. Mi guarda e la sua voce diventa un rantolo che si trascina nel respiro ansioso di un piacere che sta per scoppiare.
    La sento fremere e piangere e impazzisco di gioia.


    Fuori c’è una luce strana, amorfa. Il taxi è già in attesa accostato al marciapiede. La gente si muove di fretta. Le facciate dei grattacieli non hanno riflessi, solo sfumature allungate nel grigio.
    Lei continua a parlarmi, a stringermi la mano, a guardarmi con i suoi occhi che paiono gocce di pioggia macchiate di nero. Me la stringo contro. Le dico che è bella, che mi è piaciuto starle accanto, che vorrei fare l’amore un’altra volta e un’altra ancora, che il suono della sua voce mi prende l’anima e il cuore e la mente e che non la dimenticherò mai, mai più. Mai più.
    Il taxi si ferma davanti all’Holiday Inn. Le sfioro la guancia, la bacio. Sento la sua mano stringermi il braccio. Per un attimo ho il desiderio di quella coperta distesa. Una voglia matta di stare con lei.
    Poi apro la portiera e scendo. Lei si sposta sul sedile, abbassa il finestrino, si sporge, mi dice cose che intuisco ma non capisco.
    Ripete una frase più volte con disperazione.
    La guardo. Sorrido. Ho le lacrime agli occhi. Dalla gola non mi esce altro che un semplice:
    «Anch’io.»
    4 anni fa
  • hambra Fan
    Bellissimo, raffinato, delicato, scritto benissimo, di un erotismo che non scade mai nella volgarità. Veramente emozionante, coinvolgente e con un finale spettacolare. Bravissimo/a
    4 anni fa
  • al44to Fan
    Concordo con Hambra, bello, raffinato, delicato, plausibile nell' empatia che si crea fra due esseri che si sono appena conosciuti.
    Scritto magistralmente, bella l'ambientazione che coinvolge il lettore con tutti i sensi a sua disposizione.
    Ne sono rimasto affascinato, con la strana sensazione che mi ha fatto dire a lettura finita: " E poi...?"
    Decisamente in rosa!
    4 anni fa
  • scribak41 Fan
    Beh, devo dire che qui siamo di fronte a una penna che fa della scrittura il modo più elegante per trasmettere l'attorno e in particolare le sensazioni e le emozioni dei personaggi descritti. Qui c'è un agente, penso di commercio, quindi probabilmente si tratta di un viaggio di lavoro in Cina e l'incontro è con una cinesina dagli occhi neri e lucenti. Mirabile e sottile il gioco degli sguardi durante la cena e ancora meglio la narrazione del rapporto sessuale che è di una delicatezza e raffinatezza unica. Appagante e coinvolgente allo stesso tempo. Il finale è un colpo da maestro che ti brucia dentro e ti lascia scosso e attonito, quasi una mancanza d'aria improvvisa che ti toglie il respiro e ti fa rimanere a bocca aperta. Sì, veramente un bel racconto.
    Complimenti all'autore o autrice che sia.
    4 anni fa
  • FraCangino Utente cancellato
    Un racconto bellissimo, che ti coinvolge dalla prima all'ultima riga. La prima parte, con la descrizione della Cina di oggi, con i suoi grattacieli contrastanti con le aree di arretratezza, sembra scritta da un giornalista di classe; il che dimostra che anche un reporter può essere un ottimo narratore. Per la seconda parte, concordo con il giudizio di hambra:

    raffinato, delicato, di un erotismo che non scade mai nella volgarità
    4 anni fa
  • NUVOLA58 Fan
    Racconto decisamente notevole, sia per la scrittura che per la storia; coinvolgente ed elegante, con una nota di malinconia che rende il tutto delicato e leggero.
    Un plauso, niente altro da dire.

    Nuvola.
    4 anni fa
  • AndreaEmiliani Nostromo
    Uh, che invidia cinese! Ahah!
    Beh, insomma, intanto invidio la bella penna, decisamente magistrale, non vi son dubbi…
    Personalmente ho la sensazione (invidiosissimo, allora! Ahah) di una storia realmente vissuta, ma posso sbagliare perché una simile penna è capacissima di inventare rendendo piacevolmente reale la vicenda narrata.
    Mi pare autore che conosce piuttosto bene la mentalità orientale, anche se su questo punto cade un pochino sul generale, visto che mi pare poco cinese il comportamento della fanciulla, ma siccome io conosco la Cina antica (un poco) e quasi per nulla quella del dopo Mao, può essere io si arretrato, non v’è dubbio.

    I tempi cambiano, ergo anche la morale orientale e confuciana può essere mutata dopo le varie rivoluzioni, culturali e non…
    Questa è un Cina assai ben descritta fin nei particolari più intimi (e non parlo delle scene di sesso, che avrei sfumato un poco di più, ma è limite mio: quando scrivo erotico-cosa che non faccio di regola. Parlo in genere della cose che conosco, come si sa! Ahah!- quando scrivo erotico, non amando la volgarità, finisco per essere buffo, impacciato e ridicolo, ergo evito!:-).
    Un buon reportage di viaggio con ironia e anche una dolcezza struggente che si percepisce e si prevede(va) nel finale.

    In ogni caso, Autore caro, se mi dai l’indirizzo, provo ad invitare a cena Bondel… nun se sa mai! Ahah!

    La diaristica non è di regola facile, ma qui la trovo ben resa.
    Racconto che merita la rosa, al profumo di tè al gelsomino.
    Complimenti!
    Andy
    4 anni fa
  • Longobardo 540 Fan
    Allora come dire e'un racconto, delicato e raffinato in un crescendo continuo verso l'estasi.Prima
    ho detto un sacco di cazzate, mi scuso, forse e' l'invidia che mi ha fatto traboccare e mia ha reso cieco.E il diavoletto contradittorio e mattacchione, continua a ridere e fa capolino sull' orlo dell'abisso del pozzo, e parla e fa un eco che rimbomba. Che rabbia pazza, sapessi scrivere,io cosi'con questa penna finissima.
    Racconto da maglia rosa, complimenti!

    Edited by Longobardo 540 - 4/3/2019, 03:03
    4 anni fa
  • gemma vitali Fan
    Caro autore sarebbe inutile dirti quanto sei bravo, perchè ovviamente lo sai già. Proverò a dirti invece quello che non mi piace di questo racconto. Non mi piace il personaggio di Bondel, sembra uscito dalle fantasie sessuali dell'autore o dell'autrice fa lo stesso. Vuole che lei sia bella , affascinante, straniera, un pizzico di fascino in più non guasta, e lei lo è. la vuole dolce e lei lo diventa, disponibile e scatenata a letto e lei lo è e infine romantica nell'ultimo saluto, insomma mi sembra poco reale. I due non possono comunicare, parlano lingue diverse, sono soltanto attratti dall'alchimia dei sensi, può bastare questo? Nella realtà credo sia difficile, ma in un racconto tutto è possibile e con la tua abilità narrativa l'hai fatto diventare vero.A me come lettrice la storia non ha entusiasmato più di tanto, posso solo farti i complimenti per la tua scrittura che comunque riesce ad affascinare.
    4 anni fa
  • lonelyone Member
    Veramente uno splendido racconto, complimenti all'autore/autrice.
    Senza dubbio sul podio dei miei preferiti sinora. :)
    4 anni fa
  • Raffaele Saba1 Fan
    Complimenti all'autore/autrice...
    Una sola considerazione...
    al di la dell'attrazione che coinvolge i due protagonisti in una stordita passione, mi sembra troppo irreale
    l'immediato incontro...
    Scritto in maniera pregevole da una Bellissima penna.
    4 anni fa
  • oissel@ Utente cancellato
    Raffinato ed elegante. Capacità linguistico-espressive non alla portata di tutti.
    4 anni fa
  • Crazy Cappy Tagliagole dei Pirati
    UNA BELLA LETTURA, SCRITTO MOLTO BENE, SICURAMENTE CI VERREBBE FUORI UN BEL FILM.
    NON POSSO DIRE CHE NON MI SIA PIACIUTO MA C'E' QUALCOSA CHE NON MI HA COINVOLTO TOTALMENTE.
    COMUNQUE E' UNA GRANDE PENNA.
    4 anni fa
  • tallawah Member
    Racconto scritto magistralmente da una penna più che abile, in grado di tratteggiare, con agevolezza ed efficacia, atmosfere, ambientazioni e personaggi. Appropriato il linguaggio, privo di sbavature o eccessi. Se proprio devo fare un appunto all'autore, una scrittura di tale livello avrebbe meritato una trama più originale e meno prevedibile, ma di fronte all'elevata qualità del brano la mancanza appare solo come un peccatuccio veniale e non inficia una prova complessivamente molto buona.
    4 anni fa
  • Torna alla sezione
  • Rispondi

  • Registrati per rispondere a questa discussione!

Crea il tuo forum e il tuo blog · Aiuto · Categorie
Contatti · Status · ForumFree · Versione desktop
Notifiche
Non è presente nessuna notifica